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Disperazione
(Vladimir Nabokov)

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Hermann, un russo di ascendenze tedesche che vive a Berlino, durante un viaggio d'affari a Praga si imbatte in un vagabondo la cui fisionomia gli sembra del tutto identica alla sua. Irrequieto, insoddisfatto dell'insulsa routine, Hermann concepisce un piano criminale: stipulata un'ingente assicurazione sulla vita, induce il barbone a uno scambio di abiti, dopodiché lo uccide. In attesa di incassare l'assicurazione con l'aiuto della moglie, rimane nascosto in un villaggio dei Pirenei, dove tuttavia si rende conto che il suo piano perfetto è miseramente fallito.
***
Nabokov è uno dei grandi scrittori del Novecento, dalla vita eccentrica ed avventurosa quanto basta per raccogliere scandalo e successi non solo postumi. Nato nella Pietroburgo di fine Ottocento (1899), in una via di marmi elegante a due passi dal Palazzo d'Inverno, rampollo di una famiglia aristocratica, fuggì dalla Russia in seguito alla Rivoluzione, e, dopo un passaggio europeo, nel 1940 sbarcò negli Stati Uniti. Nabokov era già allora uno scrittore, un professore universitario millantato seduttore, un critico e un entomologo, un appassionato di scacchi, ma la fama arriverà solo con Lolita, scritto in inglese. Come altri grandi scrittori non madrelingua, si impadronì con veemenza e passione della lingua d'adozione, smentendo tanti luoghi comuni (che dire di Conrad, o Cioran, e, tra i russi, Brodskij?), senza peraltro perdere il russo elegante e immaginifico che aveva caratterizzato i suoi esordi letterari (leggete Il Dono, Dar' in russo, e avrete una prova di questa prosa postdecadente e suggestiva che descrive così bene l'ambiente emigré della Berlino degli anni Venti, altro centro di raccolta per russi più o meno esuli).
Fu la moglie Vera a volere fortemente che Lolita fosse pubblicato, controbattendo le stesse ritrosie del marito. Dal 1953 cominciò a presentare il manoscritto, respinto e bollato come pornografico. Fu accettato alla fine da un editore parigino ma la vera celebrità arrivò con la recensione di Graham Greene sul Sunday Times. Così Lolita divenne il romanzo cult, nel bene e nel male, di quegli anni '50 così puritani (di sicuro i processi che investirono il libro, un po' come per Lawrence ed altri, contribuirono alla sua acclamazione), e il suo autore fu consacrato dal film di Kubrick del 1962 - cui contribuì come sceneggiatore -, sulla cui locandina la "lolita" del titolo fa sfoggio di ammiccanti occhiali a cuore che allora suscitarono brividi e pruderie.
Nel 1959 Nabokov tornò in Europa stabilendosi in Svizzera, dove cercava rifugio ad una fama divenuta eccessiva. Si spense a Montreux nel 1977.



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