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L'affidamento Condiviso Dei Figli. Guida Alla Nuova Legge.
(Maglietta Marino)

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Scegliere l'affido condiviso (OGGI IMPOSTO PER LEGGE) è come entrare nel bosco di Atro creato da Tolkien: un mondo ombroso dove viti intricate e foglie cadute celano misteri che, forse, sarebbe meglio non svelare. Così l'ambito dell' AFFIDAMENTO DELLA PROLE" diventa una specie di country club dei più vari operatori (?ALTI SACERDOTI? della mente) che vogliono€CREDITARSI, nel luna?park della "TUTELA DEI MINORI". Come fosse la leadership di un safari medico-socio-psicopedagogico nelle vicissitudini della separazione e del divorzio.
In questo tempo di povertà estrema, in questo tempo "igienico" di cure obbligate (anche nell'insostituibile e delicatissima relazione genitori e figli dove la moderazione ha espulso quelle che pure erano (e forse sono ancora) le grandi passioni dell'uomo, c'è da meravigliarsi se qualcuno le sperimenti secondo quelle modalità eroiche che portano fin dall'inizio i segni della sconfitta. Che paura esiste a capire, a leggere, e a interpretare cosa vogliono gli ex coniugi? Perché si guarda ?ai margini? solo per rassicurarsi della nostra non emarginazione? Certo le ?strutture di controllo sociale? si affrettano a porre rimedio a tutti i mali... ma forse la fretta dei rimedi ha come sua lontana radice il desiderio di non vedere e di non accettare la "diversità " per quello che questa ha di costruttivo e non solo di distruttivo. Ma questo "sguardo" esige ben altro lavoro. Tutti sappiamo delle nuove sfide alla complessità insite nell?AFFIDO CONDIVISO. In questo senso ci sono degli obiettivi concreti di lavoro:
-costruire indicatori epidemiologici armonizzati;
-concepire e praticare regolarmente la valutazione di tutte le concrete iniziative, dei programmi, delle strategie, delle politiche, ecc.....
In materia di affidamento della prole bisogna puntare a raggiungere una risposta globale, multidisciplinare ed integrata. Al contrario, per quanto riguarda il nostro Paese la situazione è oggi più incerta di ieri. Quando un amico straniero mi chiede delle informazioni mi trovo sempre di fronte ad un certo ostacolo. Per lui se la domanda è chiara anche la risposta dovrebbe esserlo. Io invece comincio con lunghe perifrasi, aggiungo dei distinguo, complico, almeno sicuramente a suo parere, le cose. D?altronde come si potrebbe dargli torto? Lui per esempio chiede quale tutela concreta esiste oggi in Italia per i figli (sanguinosamente) contesi dai genitori in una "guerra" senza esclusioni di colpi. E io rispondo: "Dipende". Rispondo "dipende" quasi ad ogni sua domanda. Sono costretto a farlo perché l'Italia, anche nei consessi a cui appartiene è l'unico Paese incapace di dare una seria ed attendibile rappresentazione di sé ( vedi l'insufficiente descrizione della propria realtà). L'Italia tuttavia ha un dispiegamento di risorse e servizi quantitativamente rilevanti:
-circa 1000 CONSULTORI FAMILIARI PUBBLICI;
-ULTERIORI MILLE STRUTTURE PUBBLICHE (ad esempio, servizi sociali comunali, ecc...ed, inoltre, centri antiviolenza, centri per il bambino maltrattato, centri di mediazione familiare, centri x il bambino abusato, centri x la tutela della maternità, centri antiabuso, ecc?..)
In questo infinito di contributi bibliografici scientifici ed operativi la recensione non serve: è un genere letterario da abolire, perché induce al riassunto, quindi alla chiusura del libro. I libri, in questa fattispecie concreta, vanno aperti, sfogliati, dissolti nella loro presunta unità, per offrirli a quella domanda che non chiede "che cosa dice il libro??, Ma "a che cosa fa pensare questo libro?" I
I ibri non servono tanto per sapere ma per pensare e pensare significa sottrarsi all'adesione acritica per aprirsi alla domanda, significa interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell'abitudine. Questo lavoro non è adatto per coscienze beate che, rinunciando al rischio dell'interrogazione confondono la sincerità dell'adesione con la proonno.E' adatto invece a chi pratica la critica. In questa prospettiva la condizione di veglia che la critica dischiude non è un atteggiamento teorico perché non ci sono regole capaci di garantire l'esercizio critico, né criteri in grado di tradurlo in un metodo.
La critica è crisi, quindi congedo dal modo abituale di pensare per itinerari di cui non si conoscono ancora limiti e confini. Attraverso la lettura dei libri in questa materia sono approdato a temi rilevantissimi. Alla fine mi sono accorto di aver percorso solo quel terreno che già abitavo, come se per ognuno di noi non ci fossero altre strade oltre a quelle da sempre percorse.
Però L?AFFIDO CONDIVISO ci conduce in una dimensione diversa e questo non significa aprirsi a tutte le idee, portate in giro dal vortice delle novità, ma disporsi al ventaglio delle opinioni per mettere continuamente in gioco il nostro giudizio, dissaldandolo il più possibile dal pre-giudizio che spesso ci accompagna. Guardando le diverse reazioni trasmesse dalle agenzie di stampa si vedono veri e propri "fuochi di artificio" anche nella terminologia usata: "Grave regressione della civiltà giuridica" (?) "Situazione esplosiva? (?) "La posta in gioco è, la rovina di migliaia e migliaia di bambini"(?) "Legge da macelleria voluta dalle potenti ?ASSOCIZIONI DEI PADRI SEPARATI" (?) "Una delle pagine più luttuose e delittuose della storia del Parlamento della Repubblica Italiana che hanno approvato un provvedimento che letteralmente uccide la giustizia e la legalità nel nostro Paese".



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